La scelta di Daniel Ek, CEO di Spotify, di investire centinaia di milioni sullo sviluppo di AI per fini militari sta spingendo sempre più artisti a togliere la propria musica da quella piattaforma (dopo i Deerhoof, fanno notizia Xiu Xiu e i King Gilzzard).
Molto bene.
Poi c’è Willie Peyote che, parlando al pubblico di un suo concerto fra un pezzo e l’altro, si chiede come mai molti artisti gridino “Palestina libera” e nessuno si esponga contro il CEO di Spotify che investe sullo sviluppo di droni militari.
A me pare un po’ ipocrita criticare Ek senza togliere la propria musica da Spotify1 e che sia legittimo e opportuno gridare “Palestina libera” a prescindere, visto il genocidio in corso, ma apprezzo lo sforzo di sensibilizzazione del pubblico fatto da Willie.
Su questo, e per chi ancora storce il naso quando sente il termine “genocidio” associato ad Israele e Gaza, su Internazionale di questa settimana c’è un articolo interessante di un israeliano, esperto di genocidio, dal titolo: “Sono uno studioso del genocidio, ne riconosco uno quando lo vedo”.
-
magari Willie non possiede i diritti sulla sua musica, magari è complicato, o magari sono soldini a cui è difficile rinunciare. ↩︎