Radioteste

Foto di Simone Marchi

Ieri sera Radiohead all’Unipol Arena per la loro terza data bolognese, la penultima del blocco italiano.

Band in gran spolvero, setlist energetica, molto Hail to the thief, Thom che danza come non ci fosse un domani.

Il problema è il suono: confuso, rimbombante, metallico, quasi comprensibile solo nei pezzi più acustici. Un suono che migliora un pelo sul finale senza mai raggiungere la decenza.

Le perle, per me:

  • Daydreaming
  • Fake plastic trees
  • Weird fishes
  • There There
  • A wolf at the door
  • Lucky

Mi stupisco a notare quanto il pubblico sappia i testi a memoria anche per le canzoni più oscure (e.g., The Gloaming). Un pubblico affettuosissimo, età media alta, ci si sente a proprio agio.

In certi momenti l’intensità del live è abbagliante e riesce a catturarti nonostante la nebbia del suono, anche grazie alla potenza delle visuals.

Il pensiero prevalente per me, però, è di occasione persa.

Quanto mi piacerebbe vedere i Radiohead in un auditorium, cinquecento posti e acustica perfetta, dove l’estro dei loro arrangiamenti e le sfumature della voce di Thom possano avere giustizia, proprio come succede in From the Basement.

Non succederà e va bene lo stesso.

Alla fine queste occasioni servono soprattutto a ritrovarsi con gli amici e la nota alta di ieri sera sono state le chiacchiere in osteria dopo il concerto.