Un altro cambio d'abito

Code · AI

Lo scorso weekend ho lavorato un po’ per rinnovare l’aspetto di questo sito.

Mentre ci lavoravo mi sono accorto che avere questo sito / blog / giardino digitale molto incolto dove scrivo cose e pubblico ogni tanto ha un effetto collaterale interessante: mi permette di accorgermi di come certe mie manie si presentino ciclicamente e praticamente sempre uguali nel tempo.

Mi fisso ogni anno sulle stesse robe nello stesso modo.

Arrivano le prime ondate di caldo e, per motivi che ignoro, mi esplode la voglia di condividere scritti, musica, idee, link, qualsiasi cosa.

E contestualmente riprendo in mano l’idea di modificare la mia presenza online.

Due anni fa in questo periodo lanciavo questo mio sito e smettevo di pubblicare frequentemente sui social di Meta (Facebook, Instagram).

Volevo uno spazio online completamente sotto il mio controllo dove pubblicare musica, idee et cetera…

L’anno scorso, sempre in estate, il primo cambio d’abito: un aspetto più personale per questo sito, implementato costruendo da zero un design cercando di trovare una sintesi fra vari siti che mi avevano ispirato.

Oggi un altro cambio d’abito: un nuovo font, colori un po’ più caldi, la navigazione ripensata e una riorganizzazione del footer.

Prevedo che questa versione mi basterà per circa dodici mesi, fino all’inizio della prossima estate, quando esploderà nuovamente la voglia di cambiare e ripartirà la lotta al coltello con il web design e la ricerca di siti dall’aspetto interessante a cui ispirarsi1.

Per questo lavoro mi sono fatto aiutare da Claude Code, ed è successa una cosa interessante: a circa metà del lavoro ho esaurito i crediti associati al mio piano personale, usandolo poco non mi era successo prima.

Quindi mi sono rimesso a lavorare completamente “a mano” per un po’, cercando documentazione sul web, modificando il codice in VS Code, insomma, come si faceva una volta2.

E fortunatamente ancora mi riesce, nonostante lo sviluppo frontend non sia la mia acqua, e non è che si vada poi tanto più lenti, nononstante la ruggine.

Al lavoro è oramai un anno che praticamente tutto il codice che scrivo è generato da LLMs, secondo questo trend meraviglioso che si va consolidando nell’industria che trasforma ogni sviluppatore in un orchestratore di agenti, in un revisore di bozze generate dall’AI.

Quelli concentrati sull’ottenere un risultato nel più breve tempo possibile stanno vivendo la primavera tecnologica più emozionante della loro vita, soprattutto quando possono sbizzarrirsi senza preoccuparsi dei costi collegati.

Quelli per cui scrivere codice era un’arte forse godono meno, assediati da questi agentini so-tutto-io velocissimi a produrre prototipi e tonnellate di codice da revisionare, ma ancora effettivamente incapaci di fare bene da soli.

Io oscillo fra i due gruppi: trovo lo strumento potentissimo e utile, penso però che il mio mestiere fosse più divertente prima del 2025.

Alla fine l’attrito conta.

Faticare per ottenere qualcosa aggiunge valore alla cosa ottenuta.

Per questo, penso, da adolescenti si è sedotti dall’imparare a suonare uno strumento.

Si fatica, ci vuole tempo e dedizione per imparare quel solo, quel pezzo, indovinare il feel giusto, capire come fare una cosa difficile in maniera naturale.

Devi provare e riprovare.

Senza la fatica, senza i calli sulle dita, le centinaia di ripetizioni, insomma, senza attrito, dov’è il gusto?


  1. leggi: copiare spudoratamente. ↩︎

  2. leggi: fino al 2025. ↩︎